la Storia dello Sci Club// Gli Anni '60

Sistemata, non senza difficoltà, come traspare dal testo de statuto, la questione relativa a dirigenti, tecnici e atleti, lo Sci Club Valle Zoldana riprende di buona lena il suo processo crescita, incorporando anche la nutrita pattuglia di atleti già in forza allo Sci Club Valbiois, dopo che quest'ultimo era piombato in una serissima crisi.
Lo sviluppo si manifesta sia attraverso lo sfornare continuo di atleti che si distinguono per i risultati ottenuti, sia nell'organizzazione sulle piste della valle di gare di sempre maggiore importanza. Questo secondo aspetto raccoglie ampi riconoscimenti, tant'è vero che il Coni provinciale nel 1962 mette al primo posto nel società sportive meritevoli del premio proprio lo Sci Club Valle Zoldana, assegnandogli un contributo di 400.000 lire, un diploma di benemerenza e, al presidente in carica, una medaglia d'oro a ricordo dell'avvenimento. Quanto ai risultati agonistici, basta dare una rapida scorsa alla tabella riassuntiva che il Comitato direttivo dello Sci Club invia a tutti gli iscritti, alla Fisi e al Coni al termine di ogni stagione.

In quella relativa alla stagione 1961-62, facendo riferimento proprio al riconoscirnento ottenuto dal Coni provinciale, il Comitato direttivo scrive: La stagione agonistica si è conclusa, e quest'anno come non mai ( sentiamo orgogliosi di presentarti i risultati conseguiti dai nostri atleti. Il nostro Sci Club negli ultimi anni è balzato di colpo ai posti d'onore nella graduatoria delle Società italiane, imponendosi all'attenzione della Federazione Italiana Sport Invernali e del massimo organo sportivo: il Coni. [..] Ora che gli sforzi intrapresi hanno cominciato a dare i frutti sperati, l'ambizione di noi tutti deve essere quella di continuare per primeggiare fra le squadri non militari. (..] La tua solidarietà è elemento determinante per lo Sci Club, e la ricompensa maggiore ti verrà dai risultati dei nostri atleti che sulle ali del tuo e del nostro entusiasmo sapranno portare con onore su ogni pista d'Italia e dell'Estero il nome della nostra cara Va! le Zoldana".

In effetti, in quella stagione gli atleti zoldani si sono espressi su livell di assoluta eccellenza.
Sono quarantacinque gli appuntamenti - tante di sci alpino che nordico - ai quali lo Sci Club ha inviato i suoi rap-presentanti; si tratta di gare a carattere provinciale, interzonale, di qualificazioni nazionali, di campionati nazionali junior e assoluti e - anche - di prove internazionali. E i risultati appaiono quasi incredibili se si pensa al limitato bacino di utenza del sodalizio.

È in questo periodo che nasce anche il Campionato Zoldano, rassegna dello sci tanto alpino che nordico, che rappresenterà negli anni successivi un punto di riferimento importante per la popolazione dell'intera valle. E tutto ciò avviene nonostante molti degli atleti più rappresentativi siano "emigrati" in sodalizi in grado di garantire loro una situazione più tranquilla; Camillo Zannili è in forza alle truppe alpine; Pompeo Fattor, Bruno Maccari e Giuseppe De Biasio alle Fiamme Gialle; Eugenio Maier alle Fiamme Oro; Stelio Busin, appena un po' più tardi, passerà ai Vigili del Fuoco.
Forse proprio per questo, l'attività della nuova dirigenza punta fin dall'inizio sulle giovani leve. L'obiettivo è ambizioso, ma strategicamente mirato: far entrare nelle scuole di Zoldo, con cadenza almeno bisettimanale, l'insegnamento dello sci.
Si prendono contatti con il Provveditorato, con gli insegnanti che operano in luogo, con il coordinatore (allora era il colonnello Musto) Sport-Scuola; sul piatto si può mettere la disponibilità di uno staff di istruttori che portano nomi davvero d'eccezione: Battistin, Brustolon. Gasai, Gavaz, Maier, Molin Pradel, Rizzardini, Zammateo, Zanolli e altri ancora. Inoltre, anche in questo caso precorrendo i tempi, vengono fatti precisi interventi in seno a Coni e Fisi perché i piccoli sodalizi non vedano vanificato il loro lavoro nel momento in cui i giovani talenti devono lasciare la valle per continuare gli studi nel capoluogo provinciale.
Tale esigenza era comune a tante realtà della montagna, per cui è normale che attorno alle decisioni da prendere (in verità non si andò oltre una formale risposta verbale) si accendessero dibattiti e vivaci scambi d'opinione.

Risultati cosi eclatanti come quelli ricordati non potevano passare inosservati.
La cosa non può che essere vista con compiacimento se l'attenzione viene dagli organi federali, ma - e qui la soddisfazione è di certo minore - l'interesse viene anche da altri sodalizi sportivi. Il cambio di casacca è un fenomeno che da sempre caratterizza la vita degli atleti di ogni disciplina, e lo sci non costituisce di certo un'eccezione, ma accade spesso che questo passaggio non sia gradito a chi si è allevato i propri atleti, e allora scoppiano le polemiche e le contestazioni.
Una situazione del genere si verifica proprio nel 1962, quando a fare da antagonista allo Sci Club Valle Zoldana è il Gruppo Sportivo Provinciale dei Vigili del Fuoco.
Si tratta di una "querelle" che vista dall'esterno è tutto sommato di ordinaria amministrazione, ma testimonia il grande senso di appartenenza che caratterizza il sodalizio zoldano (da notare che tutto il carteggio viene inviato anche al Coni a Roma e alla Fisi nazionale, regionale e provinciale).
Infatti, pur rispondendo affermativamente alla richiesta di nulla osta per il passaggio di Stelio Busin alla società bellunese, il Tita Sommariva tira la sua bordata, "..comunico che è del tutto comodo, poco nobile, meno sportivo, fare la caccia agli atleti delle Società Civili le quali emergono a suon di sacrifici e passione, a differenza dei Gruppi Sportivi che vivono di rendita..". Il sasso è lanciato e l'ingegner Biasutti, presidente del GruppoSportivo Vigili del Fuoco, risponde a stretto giro di posta, sfidando Sommariva a dimostrare quando e come si sia manifestata la caccie agli atleti zoldani. e indica nei "..più disparati e imperscrutabili individuali motivi personali" le ragioni del cambio di sodalizio, auspicando nel contempo una competizione che non travalichi i limiti delle lealtà e della cortesìa ma sia finalizzata alla crescita della pratica sportiva. La controreplica del Tita è un elenco minuzioso, quasi pedante di fatti, personaggi e situazioni. Con puntualità sono indicati luoghi e date delle richieste che hanno riguardato Italo Coletti, Giuseppe De Biasio, Bruno Maccari, Gianfranco Prà, Dorino Toldo: si citano i vantaggi offerti agli atleti (rimborsi spese e agevolazioni per il servizio militare). 'benefit' improponibili per le altre società; si afferma categoricamente che ".. gli atleti bisogna crearseli".
Sul prestigio e sulla tranquillità finanziaria che caratterizzerebbe il sodalizio cittadino, Sommariva non risparmia veleno: "Ogni società veramente sportiva vede volentieri il passaggio degli atleti migliori a Società più importanti ei più attrezzate, perché questo è vantaggioso allo sport italiano: mentre non vedono volentieri detto passaggio a Società pari o forse inferiori perché in queste l'atleta non può essere né adeguatamente seguito, né migliorato. Questo non è il parere mio personale, ma dello stesso Comitato Veneto".
A questo punto importa poco conoscere se vi sia stato un ulteriore seguito o se la diatriba abbia avuto termine. Ciò che veramente è significativo è il desiderio evidente di vedere riconosciuto il proprio lavoro, alla luce del quale ci si sente nella condizione di valutare la qualità e lo spessore dei concorrenti.

È un periodo della vita dello Sci Club, insomma, ricco di fermenti, durante il quale non mancano però, accanto a momenti di gloria e all'interesse degli Organi federali, anche momenti meno eclatanti e motivi di crisi.
È il caso, ad esempio, di una nuova spaccatura che porta alla ricostituzione dello Sci Club Zoldo Alto. Il motivo scatenante di questa separazione è la protesta di alcuni atleti senior dello sci alpino che, in forza dei buoni risultati ottenuti, chiedono materiali migliori e maggiori rimborsi. La richiesta viene respinta, come da statuto, e da qui la frattura.


(tratto dal libro "Con Gli Sci in testa - un secolo di Storia dello sci in Val di Zoldo" a cura di Silvano Cavallet e Paolo Lazzarin, ©1997 Sci Club ValZoldana)